Casa natale Qing
Audioguida Casa di Xiong Xiling (Xiong Xiling Guju)
In un vicolo di via Wenxing, una casa a corte di legno e mattoni di circa 260 m² custodisce la culla della «Fenice Xiong»: il bambino prodigio di Fenghuang che nel 1913 divenne primo ministro della Repubblica e finì per allevare orfani in un antico giardino imperiale di Pechino.
- 30 min di audio
- Casa a corte siyuan
La casa risale a circa il 1868, settimo anno dell'era Tongzhi della dinastia Qing, e fu acquistata dal nonno, Xiong Shigui, quando era bazong, ufficiale di compagnia, del battaglione sinistro della guarnigione di Zhen'gan, l'attuale centro storico di Fenghuang. Qui nacque Xiong Xiling e qui trascorse infanzia e adolescenza. È un siyuan di mattoni e legno orientato a sud, con un corpo principale di tre campate a struttura chuandou, tetto a due falde tra muri tagliafuoco e tegole grigie piccole. Riaperta restaurata nel 2000, dal 2002 è bene protetto di livello provinciale dello Hunan.
Il ragazzo di una casa con una stanza del mortaio per sgusciare il riso divenne proprietario, a Pechino, del palazzo dei principi Keqin, e nel 1932, rimasto vedovo, se ne separò insieme a tutta la sua fortuna per opere di istruzione e beneficenza. Per questo, sotto il ritratto che presiede la sala, c'è un busto di bronzo che non commissionò nessuna istituzione: lo fusero i suoi ex orfani. E per questo la casa racchiude un paradosso: custodisce la Fenice in bronzo, ma non in tomba.
Da vedere
- Busto di bronzo della sala centrale — 51 cm, fuso e donato nel 2001 da quattordici ex allievi del suo orfanotrofio
- Distico di Cai Yuanpei — Due tavolette nel secondo portale che riassumono il suo passaggio dalla politica all'orfanotrofio
- Cortile di arenaria rossa — Lastre rosse, stanza del mortaio per il riso e macina di pietra di una famiglia militare di frontiera
- Studio con grate — 72 m² aperti sul cortile dietro finestre a grata intagliata foderate di carta bianca
- Targa della gronda — I caratteri 熊希龄故居 e il 熊 del cognome che ispirò un celebre gioco d'ingegno
In fondo a un vicolo che parte da via Wenxing, nel centro storico di Fenghuang, una porta semplice dà accesso alla Casa di Xiong Xiling (熊希龄故居, Xiong Xiling Guju). Nulla in essa annuncia un capo di governo: è una casa a corte di legno e mattoni, di 262,9 m² di lotto e 157 m² costruiti, che un nonno ufficiale della guarnigione comprò verso il 1868. Qui nacque, secondo la data indicata dalla maggior parte delle fonti, il 23 luglio 1870, il bambino che la sua terra avrebbe finito per chiamare «Xiong Fenghuang», la Fenice Xiong.
La storia della Casa di Xiong Xiling è quella di un’ascesa vertiginosa. Soprannominato «bambino prodigio dello Hunan», Xiong superò nel 1894 il grado di jinshi, il più alto degli esami imperiali, e quello stesso anno entrò nell’Accademia Hanlin. Già nella Repubblica, dal 31 luglio 1913 al 12 febbraio 1914 fu primo ministro e ministro delle Finanze sotto la presidenza di Yuan Shikai, a capo del cosiddetto «gabinetto dei talenti». La sua caduta lo portò su un’altra strada: dopo la grande piena del 1917 intorno a Pechino aprì un centro di accoglienza per i figli dei sinistrati che nel 1920 divenne l’Orfanotrofio di Xiangshan, installato nell’antico giardino imperiale di Jingyiyuan, sulle Colline Profumate, fino al 1948. Morì a Hong Kong nel 1937, dove si era recato a raccogliere fondi per feriti e profughi della guerra con il Giappone.
Sulla sua origine circola anche un giudizio d’epoca. Secondo la tradizione documentata, quando superò l’esame provinciale, l’esaminatore scrisse di quel ragazzo venuto dalle «terre barbare della frontiera di Chu» che era un talento «senza precedenti». E il governatore che in seguito lo mise a capo della Scuola di Affari Correnti di Changsha, Chen Baozhen, aveva servito anni prima a Fenghuang e conosceva queste stesse strade.
L’architettura della Casa di Xiong Xiling è quella di una famiglia militare agiata, ma senza lussi: un cortile lastricato di arenaria rossa, un corpo principale di tre campate sotto muri tagliafuoco, uno studio con grate intagliate, una stanza per sgusciare il riso, una macina di pietra e un giardinetto di circa 60 m² con tavolo e sgabelli di pietra. Nelle sale sono riunite fotografie di Xiong e della sua famiglia, mobili, utensili per scrivere e suoi manoscritti in vetrina. Dopo la riapertura nel 2000, nel 2023 l’Ufficio del Patrimonio dello Hunan ha approvato un nuovo restauro.
Per sapere cosa vedere alla Casa di Xiong Xiling, l’audioguida la percorre in quattro tappe e 30 minuti: il portale del vicolo, il cortile di arenaria rossa, lo studio con le grate e la sala centrale con il busto di bronzo. Il filo è uno solo: da questa minuscola casa di militari di frontiera uscì un uomo che salì ai vertici del potere, cadde e scelse di spendere ciò che gli restava per bambini altrui. E sono quei bambini, ormai anziani, ad averlo riportato qui.
A un centinaio di metri si apre nella cinta la Porta Nord, e a circa 300, in un altro vicolo, la Casa di Shen Congwen custodisce l’infanzia dell’altro figlio illustre di Fenghuang.
Un portale di vicini per la Fenice
Casa di Xiong Xiling
Riassunto di questa tappa
L’accesso è un passaggio stretto da via Wenxing fino a un semplice portale di casa a corte, così discreto che è difficile trovarlo. A questa porta era appeso il distico che gli dedicò l’associazione degli ex allievi dell’Orfanotrofio di Xiangshan, con versi su «una vita intera di patriottismo sincero» e «metà vita di beneficenza e scuole».
La casa fu acquistata dal nonno, Xiong Shigui, quando era bazong, ufficiale di compagnia, del battaglione sinistro della guarnigione di Zhen’gan, come si chiamava allora il centro di Fenghuang. Il padre, Xiong Zhaoxiang, giunse a comandante del battaglione di marina fluviale Chengxiang di Hengzhou. Era dunque una famiglia di militari agiata, e in essa nacque Xiong Xiling nel 1870, anche se qualche fonte indica il 1869 e qualche dizionario biografico persino il 1867.
Dalla città gli venne il soprannome: per la sua terra natale fu conosciuto come «Xiong Fenghuang», la Fenice Xiong. Il gioco di parole lo inseguì per tutta la vita, e nel 1935, alle nozze con Mao Yanwen, un suo discepolo, Liu Fuxuan, gli dedicò un distico che esordiva con «la fenice spicca il volo». Davanti al portale, la narrazione spiega perché un’intera città finì per prestare il proprio nome a un uomo.
Arenaria rossa, mortaio per il riso e un orso
Cortile di arenaria rossa e stanza del mortaio
Riassunto di questa tappa
Oltre il portale si apre un piccolo tianjing, il cortile interno, lastricato con blocchi di arenaria rossa e circondato dal corpo principale, dallo studio di fronte e dalle ali. Dal centro si vedono i muri tagliafuoco di mattoni e le piccole tegole grigie che coprono il tetto a due falde, e sotto la gronda della casa principale pende una targa orizzontale con i caratteri 熊希龄故居, opera del calligrafo Mao Zhiyong. La data della casa non è del tutto pacifica: la datazione più citata la colloca verso il 1868, ma un’altra fonte la porta indietro di una generazione, all’era Daoguang (1821-1850).
Accanto al cortile c’è il duiwu, la stanza del mortaio per sgusciare il riso, e nella galleria del lato est una macina di pietra: la parte pratica e austera di una casa di frontiera. Dall’altra parte di quella galleria si nasconde un giardinetto di circa 60 m², con piante, tavolo e sgabelli di pietra.
Sulla targa c’è inoltre un carattere con una storia. Nello Hunan si racconta che uno xiucai sfidò il piccolo Xiong con un distico che giocava sul suo cognome: se a 熊, «orso», si tolgono i quattro punti in basso, le «zampe», resta 能, «capace». Ma il verso, secondo le fonti, nacque in altro modo e con un’altra intenzione, molto meno innocente. Nel cortile, l’audioguida smonta il carattere tratto per tratto e racconta come un insulto si trasformò in leggenda.
Lo studio del prodigio caduto due volte
Studio con grate intagliate
Riassunto di questa tappa
Di fronte al corpo principale si leva lo studio, di 72 m², con la facciata sul cortile chiusa da finestre a grata intagliata con motivi geometrici, foderate di carta bianca. È l’angolo che meglio si accorda con il ragazzo che qui studiò: nel 1894, ventesimo anno dell’era Guangxu, Xiong superò il grado di jinshi e quello stesso quinto mese entrò nell’Accademia Hanlin come shujishi, baccelliere dell’accademia imperiale. Le età dei suoi esami precedenti variano da una fonte all’altra; quella data è l’unica certa.
La sua prima caduta arrivò presto. Secondo la tradizione documentata, nel 1898 un censore presentò all’imperatore Guangxu un memoriale contro il governatore Chen Baozhen in cui ridicolizzava la Società di Studi del Sud di Changsha, e al centro della scena metteva il giovane Xiong con un campanello in mano. In autunno arrivò il colpo contro la Riforma dei Cento Giorni e Xiong fu destituito con il divieto di ricoprire di nuovo qualsiasi carica.
La seconda caduta fu da più in alto. Primo ministro dal 31 luglio 1913, all’inizio del 1914 la stampa riaccese lo scandalo del furto dei tesori del palazzo estivo di Rehe, da quando era governatore militare di quella regione; il 7 febbraio si dimise sotto sospetto e il 12 lasciò la carica. Le fonti non concordano sulla vera causa: alcune indicano lo scandalo, altre lo presentano come un pretesto fabbricato da Yuan Shikai e altre ancora parlano della sua opposizione alla restaurazione monarchica di Yuan. Davanti alle grate, la narrazione ricostruisce la scena del campanello che i suoi nemici trasformarono in prova di sovversione.
Un busto pagato dai suoi orfani
Busto di bronzo della sala centrale
Riassunto di questa tappa
Al centro della sala principale, sotto il ritratto di Xiong, si erge un busto di bronzo alto 51 cm e largo 35. Lo fusero e lo donarono nell’ottobre 2001 quattordici ex allievi dell’Orfanotrofio di Xiangshan. Ai lati pende il suo stesso distico, «lo spirito si logora nel frastuono; il corpo si trasforma in cent’anni», e nella sala c’è anche un testo del 1936 del presidente del Governo Nazionale, Lin Sen, che paragona i bambini accolti a spighe e catalpe allevate «fino a cento piedi». Nel secondo portale, due tavolette verticali con calligrafia semicorsiva di Cai Yuanpei riassumono l’intera vita: stanco di navigare nel mare delle cariche, torna alla montagna e prova un orfanotrofio.
Secondo la tradizione documentata, la vocazione gli veniva dall’infanzia, quando vedeva sua madre, di cognome Wu, soccorrere poveri e affamati, raccogliere bambini e pagare i medici. Nel 1931 morì la moglie, Zhu Qihui, compagna della sua opera nell’orfanotrofio, e nel 1932 Xiong si spogliò di tutta la sua fortuna in sua memoria: più di 275.000 dollari d’argento e 62.000 tael, insieme al palazzo di Pechino che era stato dei principi Keqin.
La casa lo ricorda in bronzo, ma non lo custodisce: Xiong morì a Hong Kong il 25 dicembre 1937 e non riposa a Fenghuang. Davanti al busto, l’ultima tappa dell’audioguida segue il lungo viaggio dei suoi resti e chiude il cerchio tra il bambino di questo cortile e gli orfani che lo hanno riportato a casa.