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Picco Bilian

Foto: BMSBridge, CC BY-SA 4.0

Picco del Loto Verde

Audioguida Picco Bilian (Bilian Feng)

Yangshuo · 4 tappe · 60 min

Lo sperone calcareo che chiudeva a sud la vecchia Yangshuo murata, accanto al molo dove finiscono le crociere sul Li: una parete liscia come uno specchio che diede il nome a un tempio Tang scomparso e a un carattere di quasi sei metri, tracciato nel 1834, che nasconde un'intera frase.

  • 60 min di audio
  • Iscrizioni sulla roccia

Il Picco Bilian, il picco del loto verde, si chiamava un tempo Jianshan, monte specchio, per la parete di roccia liscia del suo versante. Il nome attuale si fissò nell'era Jiajing della dinastia Ming, quando l'alto funzionario Hong Zhu fece incidere i caratteri 碧莲峰 ai piedi del lato orientale, accanto all'acqua. Intorno al 713 ai suoi piedi fu fondato il tempio Jianshan, e nel 1637 il picco era la chiusura meridionale della città murata: la sua scogliera faceva da muraglia. Le iscrizioni dei suoi piedi est e nord-est sono monumento protetto del Guangxi dal 2009.

La roccia è una pagina scritta nel corso dei secoli. Nel 1834 il magistrato ad interim Wang Yuanren tracciò in corsivo un solo carattere, 带, alto quasi sei metri, e dentro i suoi tratti si leggono altri otto caratteri: una fascia di monti e fiumi; giovani, impegnatevi. Nel 2022 quella frase era il motto di un liceo del paese. Del tempio della campana, invece, non resta nulla ai piedi del picco: il suo successore fu consacrato nel 2001 a circa 5 km da qui.

Da vedere

  • Carattere 带 della scogliera — Quasi 6 metri di corsivo tracciati nel 1834 che nascondono una frase di otto caratteri
  • Sentiero delle iscrizioni — Più di 20 incisioni dall'epoca Ming a quella moderna, protette dal 2009
  • Jianshan Lou — Edificio di due piani nel luogo del tempio della campana, fondato intorno al 713
  • Padiglione Yingjiang — Ottagono di due piani sulla scogliera dove riposò Zhou Enlai nel 1960
  • Molo di Shuidongmen — Fine delle crociere sul Li accanto a un tratto dell'antica muraglia

Sulla riva del fiume Li, proprio dove attraccano le crociere che scendono da Guilin, si leva il Picco Bilian (碧莲峰, Bilian Feng, «picco del loto verde»). Questo sperone calcareo fu al tempo stesso muraglia, specchio, tempio e pagina bianca, e ogni epoca del paese ha lasciato scritto nella sua roccia ciò che voleva che il paese fosse.

La storia del Picco Bilian comincia con un nome antico, Jianshan (鉴山, «monte specchio»): sul suo versante c’è una parete di roccia liscia come uno specchio, e jian era l’antica parola per specchio. Intorno al 713, all’inizio dell’era Kaiyuan della dinastia Tang, ai piedi del picco fu fondato il tempio Jianshan, la cui campana, suonata dai monaci mattina e sera, diede il nome a uno degli antichi otto paesaggi di Yangshuo, «la campana del tempio Jian». Tra l’874 e l’879 il magistrato Shen Bin si vantava in versi che né i salici di Tao Qian né i fiori di Pan Yue potessero uguagliare Yangshuo, «dove la gente vive dentro il picco del loto verde». Il nome si fissò nella pietra nell’era Jiajing della dinastia Ming (1522–1566), quando Hong Zhu, alto funzionario dell’amministrazione provinciale del Guangxi, fece incidere i tre caratteri 碧莲峰 ai piedi del lato orientale, accanto all’acqua.

Gli abitanti gli diedero inoltre altri nomi, secondo una tradizione documentata: Chenjia Shan, «monte della famiglia Chen», dal lignaggio che viveva sul suo versante nord, e Shouyang Shan. E «Bilian Feng» fu in origine il nome collettivo di tutti i monti della contea, picchi disposti in cerchio e aperti come boccioli di fiore; per questo fu chiamato anche Furong Feng, «picco del loto».

Per sapere cosa vedere al Picco Bilian, l’audioguida percorre in quattro tappe e 60 minuti il suo piede orientale, dal molo di Shuidongmen al padiglione Yingjiang, lungo un sentiero tra roccia e acqua. Lungo il percorso compaiono il grande carattere 带, più di 20 iscrizioni protette come monumento della Regione Autonoma del Guangxi dal 2009, l’edificio che occupa il luogo del tempio Tang e un padiglione ottagonale sospeso sul fiume.

Le crociere sul fiume Li sbarcano a questo molo, da cui parte West Street; dietro le case del centro, il Parco di Yangshuo custodisce le grotte che percorse anche Xu Xiake.

Dove la crociera sul Li smette di navigare

Molo e porta di Shuidongmen

Riassunto di questa tappa

Il viaggio sul fiume termina contro una muraglia di pietra naturale. Le crociere sul Li sbarcano di solito al molo di Shuidongmen (水东门), ai piedi del picco, dove si conserva un tratto dell’antica muraglia con la porta dello stesso nome. Accanto all’imbarcadero, una grande lastra di pietra liscia reca inciso il nome di Yangshuo, 阳朔, in due caratteri dal tratto vigoroso.

Nel 1637 la città murata di Yangshuo stava per intero tra due rupi: il Longtou Shan a nord e questo picco a sud. A est la muraglia era la riva stessa del Li, e sui lati sud ed est del picco la scogliera faceva da muraglia. La porta d’acqua era l’ingresso; lo sperone, la chiusura. Ai piedi del lato orientale, accanto al fiume, restano i caratteri che Hong Zhu fece incidere in epoca Ming e che diedero al monte il suo nome definitivo.

Dalla riva, la sagoma del picco si riflette nell’acqua e, con la brezza, il riflesso ondeggia come un bocciolo di loto che si apre. Secondo la leggenda, quella roccia è una fata: la fata del Loto Verde, che scese di nascosto dal cielo fino al Li, si innamorò di una carpa del fiume e preferì restare con lei piuttosto che andare allo stagno celeste, finché il dio della longevità la punì trasformandola in pietra. Davanti al riflesso, l’audioguida racconta che ne fu della carpa.

Un carattere di sei metri che nasconde una frase

Grande carattere della scogliera

Riassunto di questa tappa

Sulla parete calcarea accanto al sentiero panoramico spicca un unico carattere corsivo inciso e dipinto: 带 (dai, «nastro, fascia»), alto quasi 6 metri e largo quasi 3. Lo scrisse nel 1834, nell’era Daoguang della dinastia Qing, Wang Yuanren, allora magistrato ad interim di Yangshuo. Le fonti non concordano del tutto: alcune scrivono il suo nome con altri caratteri dello stesso suono e le misure variano tra circa 5 e quasi 6 metri di altezza. Si fotografa dal basso e dal fiume.

Il sorprendente sta dentro i tratti. La lettura più diffusa trova otto caratteri, «一带山河,少年努力»: «una fascia di monti e fiumi; giovani, impegnatevi», anche se altre fonti leggono frasi più lunghe. Il consiglio è ancora vivo: nel 2022 la Scuola Secondaria n. 2 del comune di Yangshuo aveva quella frase come motto.

Il carattere non è solo. Lungo il sentiero, ai piedi dei versanti est e nord-est, ci sono più di 20 iscrizioni grandi e piccole, dall’epoca Ming a quella moderna, protette come monumento del Guangxi dal 4 maggio 2009. Tra queste, il distico che Wu Mai compose nel 1935 e che oggi ripete mezza Guilin: «i paesaggi di Guilin sono i migliori sotto il cielo; quelli di Yangshuo, i migliori di Guilin». Sotto il grande carattere, la narrazione smonta tratto per tratto dove si nasconde ogni parola.

La campana che non suona più

Jianshan Lou

Riassunto di questa tappa

Addossato alla roccia e aperto sul fiume si leva il Jianshan Lou (鉴山楼), un edificio di due piani in stile antico, con galleria aperta su tre lati al piano terra e belvedere al piano superiore. Alzando lo sguardo da qui compare sul versante la parete liscia che diede al monte il suo vecchio nome di specchio. È l’unica cosa che sia rimasta uguale.

Il tempio Tang della campana non c’è più. Secondo la versione più citata, il tempio Jianshan fu distrutto durante la guerra contro il Giappone (1937–1945) e al suo posto fu eretto questo edificio; un’altra fonte offre una data e un racconto diversi. Il nuovo tempio Jianshan non fu ricostruito qui, ma nell’area di Moon Hill, circa 5 km a sud: la ricostruzione fu approvata nel 1995, i lavori cominciarono nel 1997 e fu consacrato il 1° gennaio 2001, con 5.589 m² costruiti. Dal piede del picco non si vede.

Il nome stesso può custodire una cicatrice anteriore. Secondo una storia discussa, nel 1916, in piena campagna contro la «superstizione», i monaci sarebbero stati espulsi e il tempio sarebbe stato ribattezzato Lou, edificio, un nome laico al posto di Si, tempio. Lo stesso racconto colloca all’interno una statua del maestro Jianzhen scolpita in un unico tronco di canfora, anche se il passaggio del monaco per questo tempio è a sua volta discusso. Nella galleria inferiore, l’audioguida separa ciò che si sa da ciò che si racconta.

Otto finestre sul fiume di Xu Xiake

Padiglione Yingjiang

Riassunto di questa tappa

Sulla scogliera, accanto al Jianshan Lou, pende il padiglione Yingjiang (迎江阁, «padiglione che accoglie il fiume»), di due piani e pianta ottagonale, di circa 40 m². Le sue finestre inquadrano il fiume, la riva di Baisha e le creste calcaree. Nel 1960, Zhou Enlai, Chen Yi, Deng Yingchao e Zhang Qian vi riposarono e si fecero fotografare.

Quel paesaggio lo descrisse già il viaggiatore Xu Xiake, che arrivò a Yangshuo in barca il giorno 22 del quinto mese lunare del 1637. Collocò il tempio Jianshan ai piedi del lato orientale del picco, appoggiato alla roccia e aperto sul fiume, con la porta sud-orientale della muraglia accanto. Quello stesso giorno tentò di scalare il picco dal versante nord, aggrappandosi a rami e fessure tra la boscaglia, e dovette scendere senza raggiungere la cima; poi, soffocato dal sole di mezzogiorno, si tolse i vestiti accanto a una finestra del tempio.

Altri invece arrivarono in cima. Secondo una tradizione documentata, oltre il sentiero panoramico un sentiero aggira il picco dal versante ovest e sale fino alla vetta, dove qualcuno incise nella roccia tre caratteri: «登临好», «che bello salire fin qui». Da lassù, all’alba o al tramonto, compaiono due paesaggi classici di Yangshuo, «Aurora sulle creste dell’est» e «Luci di pesca a Baisha». Nel padiglione, l’audioguida chiude il percorso con il verso che riassume quella vista.

Altri luoghi a Yangshuo, Cina

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